Una casa in classe A consuma meno energia per riscaldarsi, raffrescarsi e produrre acqua calda. Detto così sembra semplice. Nella pratica, però, la domanda che interessa davvero chi compra, ristruttura o valuta una nuova fornitura è più concreta: quanto incidono questi consumi sulla bolletta?
La risposta dipende da molti fattori: zona climatica, metratura, isolamento, impianti installati, presenza o meno del gas, numero di persone in casa e tariffe applicate. Una villetta in classe A4 con pompa di calore e fotovoltaico non avrà gli stessi consumi di un appartamento in A1 con caldaia a condensazione. Entrambe sono abitazioni efficienti, ma non sono equivalenti.
In questo articolo analizziamo i consumi di una casa in classe A, le differenze tra A1, A2, A3 e A4, il possibile risparmio rispetto alle classi inferiori e i costi da mettere in conto. Il riferimento è il caso reale di chi vive in Italia, in particolare in aree come il nord-ovest di Milano, dove il riscaldamento pesa ancora molto sui consumi annuali.
Una casa in classe A è un edificio con prestazioni energetiche elevate rispetto a un immobile tradizionale. Significa che, a parità di comfort interno, richiede meno energia per mantenere una temperatura adeguata, produrre acqua calda sanitaria, ventilare gli ambienti e, dove previsto, raffrescare.
La classe energetica viene indicata nell’APE, l’Attestato di Prestazione Energetica. Non valuta solo quanto gas o quanta energia elettrica si consumano in bolletta. Considera l’intero comportamento energetico dell’edificio, compresi involucro, impianti, fonti rinnovabili e indice di prestazione energetica globale non rinnovabile, chiamato EPgl,nren. Per orientarsi tra sigle e definizioni tecniche, il glossario energia aiuta a distinguere termini come kWh, potenza, consumo, APE e classe energetica.
Le abitazioni in classe A hanno alcuni elementi ricorrenti. Il primo è un involucro ben isolato: pareti, copertura, pavimenti verso locali non riscaldati e serramenti limitano le dispersioni. In inverno il calore resta più a lungo all’interno; in estate l’ingresso del calore viene rallentato.
Il secondo elemento riguarda gli impianti. Caldaie a condensazione ben dimensionate, pompe di calore, sistemi radianti a bassa temperatura, ventilazione meccanica controllata e impianti fotovoltaici sono soluzioni spesso presenti nelle case più efficienti. Non devono esserci tutte nello stesso edificio, ma la combinazione tra impianto e involucro è decisiva.
Conta anche la qualità della progettazione. Un serramento performante installato male può creare ponti termici. Un impianto sovradimensionato lavora peggio. Una casa efficiente, quindi, non è fatta da un singolo intervento, ma da un equilibrio tra materiali, posa, regolazione e uso quotidiano. È il principio alla base dell’efficienza energetica degli edifici: consumare meno energia senza ridurre il comfort.
La classe A non è unica. Dal sistema introdotto con le attuali regole di certificazione energetica, la fascia A è divisa in quattro livelli: A1, A2, A3 e A4. A1 è il primo livello della classe A; A4 è il più efficiente.
La differenza non va letta come una semplice percentuale fissa di bolletta. Le sottoclassi dipendono dall’indice EPgl,nren dell’edificio, confrontato con quello di un edificio di riferimento. In modo semplificato, più basso è l’indice, più alta è la classe. Una casa A4 può quindi avere un fabbisogno energetico molto inferiore rispetto a una A1, soprattutto se integra fonti rinnovabili e impianti elettrici efficienti.
In termini pratici, una A1 è spesso un’abitazione ben isolata e con impianti moderni. Una A4 tende ad avvicinarsi al concetto di edificio a energia quasi zero, con dispersioni ridotte, sistemi a bassa temperatura, produzione da rinnovabili e gestione più evoluta dei consumi.
In alcuni annunci immobiliari o documenti meno recenti si trova ancora la dicitura A+. Oggi, per gli edifici residenziali, la classificazione corretta prevede A1, A2, A3 e A4. La vecchia A+ non è quindi il riferimento più preciso per confrontare due abitazioni.
Quando si valuta un immobile, conviene guardare l’APE aggiornato e non solo la formula usata nell’annuncio. Una dicitura commerciale può essere imprecisa, mentre l’attestato riporta gli indicatori necessari per capire consumi stimati, prestazioni dell’involucro e qualità degli impianti.
Molti cercano una tabella semplice con i consumi in kWh/m² anno per ogni classe energetica. È una richiesta comprensibile, perché permette di farsi un’idea immediata. Occorre però distinguere tra valori indicativi e classificazione ufficiale.
Le classi energetiche attuali non sono definite da una soglia fissa uguale per tutte le case italiane. Il sistema usa un edificio di riferimento, con caratteristiche standard, e confronta l’immobile reale con quel riferimento. Per questo due case con lo stesso valore in kWh/m² anno possono non essere perfettamente confrontabili se si trovano in zone climatiche diverse o hanno destinazioni d’uso differenti.
Il kWh/m² anno indica quanta energia viene richiesta in un anno per ogni metro quadrato di superficie utile. È un valore molto utile perché permette di confrontare immobili di metratura diversa. Una casa da 60 m² e una da 120 m² possono avere consumi totali molto diversi, ma un indice per metro quadrato simile.
Per avere un ordine di grandezza, in molte abitazioni efficienti il fabbisogno per il riscaldamento può collocarsi nell’area di alcune decine di kWh/m² anno. Le case meno efficienti possono invece superare facilmente i 150-200 kWh/m² anno, soprattutto se datate, poco isolate e dotate di impianti non ottimizzati. Sono valori indicativi, non soglie ufficiali valide per assegnare la classe.
Un modo corretto per leggere il dato è questo: il kWh/m² anno misura la prestazione energetica; la bolletta misura il consumo reale pagato dall’utente. I due elementi sono collegati, ma non coincidono sempre. Temperatura impostata, ore di accensione, manutenzione e tariffe cambiano il risultato economico.
La differenza tra una casa in classe A e una in classe F o G diventa evidente nei mesi freddi. In una zona climatica come quella dell’area milanese, il riscaldamento può rappresentare la parte più consistente della spesa energetica annuale. Un edificio con pareti fredde, serramenti datati e dispersioni elevate richiede più energia per mantenere 19-20 °C interni.
Una casa in classe A riduce il fabbisogno alla base. Non si limita a usare un impianto moderno: trattiene meglio il calore e lavora con temperature più stabili. Questo riduce i picchi di consumo e migliora anche il comfort percepito. Una stanza con pareti interne meno fredde, infatti, può risultare confortevole anche con il termostato impostato correttamente, senza rincorrere temperature eccessive.
Il consumo di una casa in classe A non si può indicare con un numero unico. Una famiglia di quattro persone in una villetta indipendente consumerà più energia di una persona sola in un appartamento compatto. Anche l’esposizione conta: un alloggio intermedio, riscaldato lateralmente da altri appartamenti, disperde meno di una casa libera su quattro lati.
Per stimare i consumi bisogna separare le principali voci: riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, cucina ed elettrodomestici. In una casa efficiente il riscaldamento resta importante, ma il suo peso diminuisce rispetto agli edifici vecchi. Di conseguenza, i consumi elettrici domestici possono diventare una quota più visibile della spesa complessiva.
Il riscaldamento è la voce più sensibile alla classe energetica. In un appartamento in classe A di 80-100 m², ben esposto e con impianto regolato, il fabbisogno può essere molto più basso rispetto a un immobile in classe G della stessa metratura. Se l’impianto è a gas, il consumo sarà espresso in Smc; se è a pompa di calore, comparirà soprattutto nella bolletta elettrica.
Un impianto a gas efficiente, abbinato a un involucro ben isolato, può lavorare per meno ore e con minori dispersioni. La scelta dell’offerta resta comunque importante, perché il costo finale dipende anche dal prezzo della materia prima, dagli oneri e dalle imposte. Per una casa alimentata a metano, una fornitura come Gas Leggero per la casa si inserisce nel ragionamento complessivo sui consumi: non modifica la classe energetica, ma incide sulla spesa pagata.
Il raffrescamento incide in modo crescente, soprattutto nelle estati più calde. Una casa in classe A dovrebbe limitare il surriscaldamento attraverso isolamento, schermature solari, serramenti adeguati e corretta ventilazione. Non sempre però basta. Grandi superfici vetrate esposte a sud-ovest, mansarde e appartamenti all’ultimo piano possono richiedere più energia per il condizionamento.
La qualità dell’involucro aiuta anche d’estate, ma non sostituisce una buona gestione. Tenere le finestre aperte nelle ore più calde, non usare tende o schermature e impostare temperature molto basse aumenta i consumi. In una casa efficiente il condizionatore lavora meglio se l’obiettivo è realistico, per esempio mantenere una temperatura interna intorno a 26 °C con umidità controllata.
L’acqua calda sanitaria dipende meno dalla classe dell’edificio e più dal numero di persone. Docce lunghe, vasche, ricircolo dell’acqua calda e accumuli non isolati possono far crescere il consumo anche in una casa ben progettata. Nei sistemi con pompa di calore o solare termico, il peso energetico può ridursi, ma non scompare.
Gli elettrodomestici seguono una logica ancora diversa. Frigorifero, lavatrice, asciugatrice, forno, lavastoviglie, piano a induzione e dispositivi elettronici generano consumi elettrici legati alle abitudini. In una casa A4 senza gas, la bolletta elettrica può apparire più alta di quella di una casa tradizionale, perché contiene anche riscaldamento, acqua calda e cucina. In questi casi è più corretto guardare la spesa energetica totale, non la singola bolletta luce. Per le utenze domestiche elettriche, un’offerta come Power Nuova Luce rientra tra le variabili economiche da valutare insieme ai consumi effettivi.
La bolletta di una casa in classe A è in genere più contenuta rispetto a quella di un edificio poco efficiente. Non è però azzerata. Anche la casa migliore consuma energia, soprattutto se abitata tutto l’anno, con più persone e molti apparecchi elettrici.
Per leggere correttamente il costo bisogna distinguere tre livelli: quantità consumata, prezzo applicato e componenti fisse. La classe energetica riduce soprattutto la quantità necessaria per climatizzare. Le tariffe determinano quanto costa ogni kWh o Smc. Le componenti fisse pesano invece anche quando il consumo è basso. La lettura della bolletta luce e gas permette di separare queste voci e capire dove nasce la spesa.
Gli esempi seguenti servono come ordine di grandezza, non come previsione personalizzata. Una casa in classe A da 60 m², occupata da una o due persone, avrà consumi ridotti per il riscaldamento. Se usa gas per riscaldamento e acqua calda, la spesa annuale dipenderà dalla stagione e dalle tariffe. Se usa pompa di calore, il consumo si sposterà verso l’elettricità.
Per un appartamento da 90-100 m² in zona climatica E, una buona classe A può ridurre in modo sensibile il fabbisogno termico rispetto a un edificio anni Settanta non riqualificato. La differenza emerge soprattutto tra novembre e marzo. In una villetta da 130-150 m², invece, la superficie disperdente è maggiore. Anche in classe A i consumi assoluti possono essere più alti di quelli di un piccolo appartamento, pur restando efficienti in rapporto ai metri quadrati.
Le abitudini possono ampliare o ridurre il vantaggio della classe energetica. Impostare il riscaldamento a 22-23 °C per molte ore al giorno aumenta il fabbisogno. Lo stesso vale per il raffrescamento impostato a temperature troppo basse. La classe A lavora meglio quando l’utente mantiene una gestione coerente con le caratteristiche dell’edificio.
Anche la ventilazione incide. Arieggiare per pochi minuti, con finestre spalancate e impianto spento, è diverso dal lasciare finestre a ribalta per ore in inverno. Nei condomìni nuovi con ventilazione meccanica controllata, aprire continuamente le finestre può ridurre l’efficacia del sistema. Piccole scelte quotidiane, ripetute per mesi, diventano kWh e Smc in bolletta.
Due case identiche, con gli stessi consumi, possono avere bollette diverse se hanno condizioni economiche differenti. Per questo, quando si confronta la spesa, non basta dire “classe A”. Bisogna guardare prezzo della componente energia, eventuali fasce orarie, quota fissa, durata delle condizioni e struttura contrattuale.
Le offerte PLACET, ad esempio, hanno condizioni contrattuali definite dall’Autorità e condizioni economiche stabilite dal venditore. Per alcuni clienti può essere rilevante anche il quadro normativo del Servizio di Tutela Gas, soprattutto quando si valutano passaggi di mercato o situazioni particolari. La convenienza va letta sul profilo di consumo reale, non su un solo prezzo isolato.
Il risparmio di una casa in classe A nasce dalla minore energia necessaria per ottenere lo stesso comfort. È un risparmio strutturale: non dipende solo dal comportamento dell’utente, ma dalla qualità dell’edificio. Questo lo rende più stabile nel tempo rispetto a interventi puramente gestionali.
La stima deve però partire da un confronto corretto. Non ha senso paragonare una casa A4 nuova, compatta e in condominio con una villa indipendente in classe G. La superficie, l’esposizione e il tipo di edificio incidono molto. Il confronto più utile è tra immobili simili per metratura e uso, ma diversi per prestazione energetica.
Una casa in classe G può consumare diverse volte più energia di una casa in classe A per il riscaldamento. Le cause sono note: pareti non isolate, tetto disperdente, serramenti con scarso isolamento, ponti termici, caldaie datate, regolazione imprecisa. Il risultato è una maggiore richiesta di energia e spesso un comfort peggiore.
In inverno, una classe G tende a raffreddarsi più rapidamente quando l’impianto si spegne. Le superfici interne restano fredde e possono comparire muffe o condense nei punti critici. Una classe A, invece, mantiene più a lungo la temperatura e riduce gli sbalzi. Il risparmio economico si accompagna quindi a un miglioramento abitativo, non solo contabile.
Il risparmio annuo può variare da poche centinaia di euro a importi più elevati, soprattutto negli immobili grandi e in zone fredde. Un appartamento medio che passa da una classe bassa a una classe A può ridurre in modo consistente il fabbisogno per il riscaldamento. La cifra finale dipende dai prezzi dell’energia del periodo e dal tipo di impianto.
Un approccio prudente consiste nel calcolare il risparmio in energia prima che in euro. Se un intervento riduce il fabbisogno da 160 a 50 kWh/m² anno su 100 m², la differenza teorica è di 11.000 kWh termici all’anno. Da lì si traduce il dato in Smc di gas o kWh elettrici, tenendo conto del rendimento dell’impianto. Solo dopo si applicano i prezzi della fornitura.
Il ritorno dell’investimento dipende dal costo iniziale e dal risparmio generato ogni anno. Interventi come cappotto termico, sostituzione serramenti, rifacimento impianto o installazione di pompa di calore hanno tempi di rientro diversi. Alcuni migliorano molto il comfort ma rientrano lentamente solo con il risparmio in bolletta.
Vanno considerati anche valore dell’immobile, manutenzione, incentivi e accesso al credito. Per le famiglie in condizioni economiche specifiche, strumenti come il bonus sociale luce e gas possono incidere sulla spesa energetica, anche se non sostituiscono gli interventi di efficienza. La valutazione più solida mette insieme bollette, APE, preventivi e orizzonte di permanenza nell’immobile.
La casa in classe A4 senza gas è sempre più diffusa nelle nuove costruzioni. In questi edifici riscaldamento, acqua calda e cucina sono elettrici. La logica è diversa da quella tradizionale: non si sommano una bolletta gas e una luce, ma si concentra quasi tutto sull’elettricità, spesso con supporto del fotovoltaico.
Questo modello funziona bene quando l’edificio ha basse dispersioni e gli impianti sono progettati correttamente. Una pompa di calore installata in una casa poco isolata può consumare molto. In una A4, invece, lavora a temperature più basse e con cicli più efficienti.
La pompa di calore trasferisce calore dall’esterno all’interno in inverno e può funzionare in modo inverso per il raffrescamento estivo. Non produce calore bruciando combustibile, ma usa energia elettrica per spostarlo. Per questo può fornire più energia termica rispetto all’energia elettrica assorbita.
Il rendimento si esprime con indicatori come COP e SCOP. Sono valori che cambiano in base alla temperatura esterna, alla temperatura di mandata dell’impianto e alla qualità della macchina. Pavimento radiante, ventilconvettori ben dimensionati e radiatori a bassa temperatura favoriscono un funzionamento più efficiente.
Il fotovoltaico produce energia elettrica durante le ore di luce. In una casa senza gas, questa energia può alimentare pompa di calore, elettrodomestici, piano a induzione e sistemi di ventilazione. L’accumulo consente di usare parte dell’energia prodotta anche nelle ore serali, ma deve essere dimensionato sui consumi reali.
Non tutto il consumo può essere coperto dal fotovoltaico, soprattutto in inverno, quando le giornate sono più corte e il riscaldamento richiede più energia. L’autoconsumo resta però un elemento importante per ridurre la dipendenza dalla rete. La convenienza dipende da orientamento, ombreggiamenti, superficie disponibile, profilo orario dei consumi e costo dell’impianto.
La ventilazione meccanica controllata, o VMC, ricambia l’aria in modo continuo e controllato. Nei sistemi con recupero di calore, l’aria in uscita cede parte della propria energia all’aria in ingresso. In inverno si riducono le perdite dovute all’apertura prolungata delle finestre; in estate si migliora la gestione dell’umidità.
La VMC è particolarmente utile nelle case molto isolate e con serramenti ermetici. Aiuta a mantenere una buona qualità dell’aria interna, riduce la probabilità di condensa e rende più stabile il comfort. Richiede però manutenzione: i filtri devono essere puliti o sostituiti secondo le indicazioni del produttore.
Una casa in classe A tende ad avere un costo iniziale più alto rispetto a un immobile meno efficiente. Il prezzo incorpora materiali, impianti, progettazione, prestazioni e, spesso, una minore necessità di interventi nei primi anni. Non sempre il differenziale è facile da isolare, perché entrano in gioco posizione, stato dell’edificio, piano, servizi e mercato locale.
Nel valutare il costo, è utile distinguere tra acquisto di un immobile già efficiente e riqualificazione di un edificio esistente. Sono due percorsi molto diversi, con rischi, tempi e risultati non sovrapponibili.
Nel nuovo, la classe A è ormai uno standard frequente, soprattutto nelle aree urbane e nei progetti residenziali recenti. Il prezzo al metro quadrato può essere più elevato, ma l’acquirente ottiene un edificio con consumi più bassi, impianti nuovi e maggiore conformità alle normative energetiche.
La valutazione non deve fermarsi alla classe dichiarata. Bisogna leggere l’APE, verificare capitolato, qualità dei serramenti, tipo di impianto, presenza di fotovoltaico, sistema di regolazione e spese condominiali previste. Una A4 ben progettata può avere costi di gestione molto diversi da una A1 con soluzioni meno evolute.
Portare una casa esistente in classe A può richiedere interventi importanti. Cappotto termico, isolamento del tetto, sostituzione dei serramenti, eliminazione dei ponti termici e rinnovo degli impianti sono lavori costosi e invasivi. In condominio, inoltre, alcune decisioni dipendono dall’assemblea.
Non sempre è necessario o conveniente puntare subito alla classe A. In alcuni casi, un salto da G a D o C produce già un risparmio notevole e migliora il comfort. In altri, la combinazione tra involucro e impianti permette di arrivare più in alto. La diagnosi energetica serve proprio a stabilire quali interventi abbiano il miglior rapporto tra costo, beneficio e fattibilità tecnica.
Gli incentivi cambiano nel tempo e dipendono dalla normativa in vigore. Possono riguardare detrazioni fiscali per riqualificazione energetica, interventi edilizi, sostituzione impianti o installazione di tecnologie efficienti. Prima di avviare i lavori è essenziale verificare requisiti tecnici, massimali, pratiche ENEA, pagamenti e documentazione.
La parte documentale non è secondaria. Fatture, bonifici parlanti, asseverazioni, schede tecniche e APE possono essere necessari per accedere ai benefici. Per le pratiche commerciali legate alle forniture, modulistica e documenti aggiornati sono spesso raccolti in un’area download documenti, utile quando si gestiscono attivazioni, subentri o variazioni contrattuali.
La classe A offre benefici concreti, ma non va idealizzata. Un edificio efficiente richiede attenzione nella progettazione, nell’uso e nella manutenzione. La promessa di bollette più basse è realistica solo se il sistema casa-impianto-abitudini funziona in modo coerente.
Il vantaggio più evidente è la riduzione dei consumi per climatizzazione. A questo si aggiunge una maggiore stabilità della temperatura interna, con meno correnti fredde e meno sbalzi tra una stanza e l’altra. Il comfort aumenta perché le superfici interne restano più vicine alla temperatura dell’aria.
Una casa efficiente può anche mantenere meglio il proprio valore sul mercato. Le prestazioni energetiche sono sempre più considerate da acquirenti, locatari e istituti di credito. Non sono l’unico fattore, ma incidono sulla percezione della qualità dell’immobile.
Il primo svantaggio è il costo iniziale. Acquistare o riqualificare una casa in classe A può richiedere un investimento significativo. Il secondo riguarda la complessità impiantistica. Pompe di calore, VMC, fotovoltaico e sistemi di accumulo devono essere progettati e gestiti correttamente.
Esiste poi un tema di manutenzione. Filtri, unità esterne, accumuli, centraline e regolazioni non possono essere ignorati. Una casa efficiente mal gestita può perdere parte del proprio vantaggio. Anche la dipendenza dall’elettricità, nelle abitazioni senza gas, richiede attenzione alla potenza impegnata e alla distribuzione dei carichi.
Il primo errore è confondere classe energetica e bolletta. La classe descrive la prestazione dell’edificio; la bolletta dipende anche da tariffe e comportamenti. Il secondo è valutare un solo intervento in modo isolato. Cambiare caldaia senza isolare l’involucro può migliorare il rendimento, ma non elimina le dispersioni.
Un altro errore frequente è non aggiornare la documentazione dopo lavori rilevanti. Se si sostituisce l’impianto, si installa il cappotto o si cambia il sistema di produzione dell’acqua calda, l’APE precedente potrebbe non rappresentare più l’immobile. Questo può creare problemi in caso di vendita, locazione o valutazione patrimoniale.
La classe energetica non si calcola con una semplice formula domestica. Serve un tecnico abilitato, che raccoglie dati sull’edificio e sugli impianti, li inserisce in software certificati e produce l’APE secondo la normativa vigente.
Il proprietario può però preparare le informazioni utili: planimetrie, dati catastali, libretti di impianto, schede tecniche, interventi eseguiti, stratigrafie se disponibili, documentazione su serramenti e impianti rinnovabili. Più i dati sono precisi, più l’attestato rappresenta correttamente l’edificio.
L’APE indica la classe energetica, gli indici di prestazione, la qualità dell’involucro in inverno e in estate, le emissioni e gli interventi raccomandati. È obbligatorio in molte situazioni, tra cui vendita e locazione, salvo specifiche esclusioni previste dalla legge.
Non è solo un documento burocratico. Letto bene, aiuta a capire quali elementi pesano sui consumi. Una casa può avere un buon impianto ma involucro debole, oppure il contrario. Le raccomandazioni del tecnico indicano spesso gli interventi più rilevanti, anche se vanno poi approfonditi con una diagnosi o un progetto.
L’indicatore più noto è l’EPgl,nren, cioè l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile. È quello che determina la classe. Accanto a questo possono comparire EPgl,ren, prestazione invernale, prestazione estiva, emissioni di CO₂ e consumi stimati per servizio energetico.
Per chi guarda la casa dal punto di vista delle bollette, i dati più utili sono quelli legati a riscaldamento, acqua calda e raffrescamento. Non vanno però letti come previsione esatta della spesa annuale. Sono stime standardizzate, costruite su condizioni convenzionali, utili per confrontare immobili diversi in modo omogeneo.
Una nuova certificazione va richiesta quando l’APE è scaduto o quando interventi rilevanti hanno modificato la prestazione energetica dell’immobile. La validità ordinaria è di dieci anni, ma è legata anche alla corretta manutenzione degli impianti secondo le norme previste.
Conviene aggiornare l’APE dopo lavori come cappotto, isolamento del tetto, sostituzione serramenti, cambio del generatore, installazione di pompa di calore, fotovoltaico o solare termico. In caso di subentro, voltura, cambio fornitore o prima attivazione delle utenze, la classe energetica non determina la pratica commerciale, ma conoscere i consumi attesi aiuta a scegliere condizioni coerenti con l’uso della casa. Per chi si trova nel nord-ovest di Milano, gli sportelli SMG possono offrire assistenza sulle pratiche luce e gas collegate all’abitazione, dalla prima attivazione al subentro.
Una casa in classe A consuma in genere molto meno di un edificio in classe F o G, soprattutto per il riscaldamento. Il valore preciso dipende da metratura, zona climatica, impianto, esposizione e numero di occupanti. In termini pratici, il consumo annuo va valutato separando riscaldamento, raffrescamento, acqua calda ed elettrodomestici, perché ciascuna voce segue logiche diverse.
La classe A non corrisponde a un consumo fisso uguale per tutti gli edifici. Le sottoclassi A1, A2, A3 e A4 sono determinate dall’indice EPgl,nren rispetto a un edificio di riferimento. Come ordine di grandezza, le abitazioni efficienti hanno fabbisogni al metro quadrato molto inferiori rispetto alle classi basse, ma il dato esatto va letto nell’APE dell’immobile.
Il risparmio può essere significativo, specialmente rispetto a una casa in classe G. Negli immobili più energivori, il taglio dei consumi per riscaldamento può trasformarsi in diverse centinaia di euro all’anno, o anche di più per superfici ampie e zone fredde. Il risparmio reale dipende dai prezzi dell’energia, dall’impianto e dalle abitudini di utilizzo.
La bolletta di una casa in classe A dipende dal consumo effettivo e dalle tariffe applicate. Un appartamento compatto e ben gestito può avere costi energetici contenuti, mentre una villetta grande in A1 può spendere più di un piccolo appartamento in A4. Per stimare la spesa bisogna sommare luce, eventuale gas, quote fisse, imposte e consumi stagionali.
A1 è il livello iniziale della classe A, mentre A4 è il più efficiente. Una casa A4 ha un indice di prestazione energetica più basso e, di norma, migliori caratteristiche di isolamento, impianti più efficienti e maggiore integrazione di fonti rinnovabili. La differenza può riflettersi in consumi più bassi e in una maggiore indipendenza dal gas, soprattutto nelle nuove costruzioni.