Capire quanto consumano gli elettrodomestici di casa aiuta a leggere meglio la bolletta e a prendere decisioni più pratiche: quando avviare lavatrice e lavastoviglie, quale apparecchio sostituire per primo, perché il contatore salta quando si usano più dispositivi insieme.
Le tabelle che seguono riportano valori medi indicativi, utili per orientarsi. Il consumo reale può variare molto in base alla classe energetica, all’età dell’apparecchio, al programma utilizzato, alla temperatura impostata e alle abitudini familiari. Per stimare i costi in euro, nell’articolo viene usato un prezzo esemplificativo di 0,30 €/kWh. È un valore comodo per fare i conti, ma va sempre sostituito con il costo effettivo indicato nella propria bolletta.
Una tabella dei consumi elettrici non va letta come un listino fisso. È una fotografia media, costruita su potenze nominali e tempi di utilizzo tipici. Due frigoriferi simili, per esempio, possono avere consumi diversi se uno è installato vicino al forno, se le guarnizioni sono usurate o se viene aperto molte volte durante la giornata.
Per usare bene i dati bisogna distinguere tre informazioni: la potenza assorbita, espressa in watt o kilowatt; il tempo di utilizzo; il consumo finale, espresso in kWh. Solo il kWh entra davvero nel calcolo economico della bolletta. La potenza, invece, indica quanta energia l’apparecchio può richiedere in un determinato momento.
Il watt misura la potenza. Un phon da 2.000 W assorbe, mentre è acceso alla massima potenza, molto più di una lampadina LED da 10 W. Il kilowatt equivale a 1.000 watt. Quindi 2.000 W sono 2 kW.
Il kilowattora, abbreviato in kWh, misura invece l’energia consumata nel tempo. Un apparecchio da 1 kW acceso per un’ora consuma 1 kWh. Lo stesso apparecchio acceso per mezz’ora consuma 0,5 kWh. Per i termini tecnici ricorrenti nelle forniture di luce e gas, il glossario energia aiuta a chiarire le definizioni più usate in bolletta e nei contratti.
Questa distinzione è essenziale. Un forno elettrico può avere una potenza elevata, ma non resta sempre al massimo assorbimento. Dopo il riscaldamento iniziale, la resistenza lavora a intervalli. Un frigorifero, al contrario, ha una potenza relativamente bassa, ma resta collegato tutto l’anno.
Il consumo medio serve per confrontare gli elettrodomestici e stimare l’ordine di grandezza della spesa. Non sostituisce però la misurazione reale. Una lavatrice in classe alta, usata a 30 °C con cestello pieno, consuma molto meno della stessa lavatrice usata spesso a 60 °C con carichi ridotti.
Anche il comportamento dell’utente conta. Un condizionatore impostato a 24-26 °C in un ambiente ben isolato avrà un consumo molto diverso da uno impostato a 19 °C in piena estate, con finestre aperte o filtri sporchi. Lo stesso vale per asciugatrice, scaldabagno elettrico e piano a induzione.
Quando si confrontano i dati, conviene chiedersi sempre quale sia l’unità di riferimento: consumo per ciclo, consumo orario, consumo giornaliero o consumo annuo. Sono grandezze diverse. Una lavastoviglie può consumare poco più di 1 kWh per ciclo, ma il costo annuale dipende dal numero di lavaggi settimanali.
Per passare dai kWh agli euro si moltiplica il consumo per il prezzo dell’energia. Nella bolletta, però, il totale pagato non coincide soltanto con la materia energia. Entrano in gioco anche trasporto, gestione del contatore, oneri, imposte e IVA. Per questo è importante saper distinguere le varie sezioni della lettura della bolletta luce e gas.
Quando si stima il costo di un elettrodomestico, il calcolo più semplice è usare un prezzo complessivo indicativo al kWh. In questo articolo, per uniformità, consideriamo 0,30 €/kWh. Se un forno consuma 1,2 kWh per una cottura, il costo stimato sarà 1,2 × 0,30 = 0,36 euro.
Attenzione anche alle voci che non dipendono dai consumi elettrici degli apparecchi. Un esempio è il canone RAI in bolletta, che non va confuso con la spesa generata dagli elettrodomestici.
La tabella seguente riporta valori medi per una casa abitata con continuità. Le stime annuali sono costruite su frequenze d’uso realistiche, ma non universali. In una famiglia numerosa lavatrice e lavastoviglie possono pesare molto più della media; in una seconda casa, invece, frigorifero e climatizzazione possono incidere in modo diverso.
Il tema si collega direttamente all’efficienza energetica: a parità di utilizzo, un apparecchio moderno e ben dimensionato riduce i kWh necessari per ottenere lo stesso servizio.
| Elettrodomestico | Potenza indicativa | Consumo medio | Costo stimato a 0,30 €/kWh |
|---|---|---|---|
| Frigorifero combinato | 100-300 W quando il compressore è attivo | 200-350 kWh/anno | 60-105 €/anno |
| Congelatore | 100-250 W quando il compressore è attivo | 180-320 kWh/anno | 54-96 €/anno |
| Forno elettrico | 1.500-2.500 W | 0,8-1,5 kWh per utilizzo | 0,24-0,45 € per utilizzo |
| Piano a induzione | 1.200-3.700 W per zona, secondo livello | 0,5-1,5 kWh per preparazione | 0,15-0,45 € per preparazione |
| Lavastoviglie | 1.200-2.000 W in fase di riscaldamento | 0,8-1,4 kWh per ciclo | 0,24-0,42 € per ciclo |
| Microonde | 700-1.200 W | 0,1-0,3 kWh per uso breve | 0,03-0,09 € per uso |
| Macchina del caffè espresso | 800-1.500 W | 0,05-0,15 kWh al giorno | 5-16 €/anno circa |
In cucina il frigorifero è spesso sottovalutato perché non genera picchi evidenti. Il suo peso nasce dalla continuità. Forno, induzione e lavastoviglie hanno invece consumi concentrati in momenti specifici. Questo li rende importanti anche per la gestione della potenza disponibile, non solo per il costo annuale.
Per ridurre i consumi del frigorifero contano posizionamento, temperatura interna e manutenzione. Tenerlo lontano da fonti di calore, non inserire cibi ancora caldi e controllare le guarnizioni permette al compressore di lavorare meno. Nel forno, invece, incidono preriscaldamento, durata di cottura e apertura frequente dello sportello.
| Elettrodomestico | Potenza indicativa | Consumo medio | Costo stimato a 0,30 €/kWh |
|---|---|---|---|
| Lavatrice | 1.500-2.200 W durante il riscaldamento acqua | 0,4-1,2 kWh per ciclo | 0,12-0,36 € per ciclo |
| Asciugatrice a pompa di calore | 700-1.200 W | 1,2-2,0 kWh per ciclo | 0,36-0,60 € per ciclo |
| Asciugatrice a resistenza | 2.000-3.000 W | 3-5 kWh per ciclo | 0,90-1,50 € per ciclo |
| Ferro da stiro | 1.800-2.400 W | 0,5-1,2 kWh per sessione | 0,15-0,36 € per sessione |
| Aspirapolvere | 400-900 W nei modelli recenti | 0,2-0,6 kWh per utilizzo | 0,06-0,18 € per utilizzo |
Nel lavaggio, la temperatura dell’acqua è la variabile decisiva. Portare l’acqua a 60 °C richiede più energia rispetto a un ciclo a 30 o 40 °C. I programmi eco durano più a lungo, ma di norma lavorano con temperature più basse e una gestione più efficiente del riscaldamento.
L’asciugatrice merita un’attenzione specifica. I modelli a pompa di calore consumano sensibilmente meno rispetto a quelli a resistenza. La differenza può diventare rilevante nelle abitazioni in cui viene usata più volte alla settimana, soprattutto nei mesi freddi o in case senza spazi adatti all’asciugatura naturale.
| Apparecchio | Potenza indicativa | Consumo medio | Costo stimato a 0,30 €/kWh |
|---|---|---|---|
| Condizionatore split in raffrescamento | 700-1.500 W in funzionamento | 0,7-1,5 kWh/ora | 0,21-0,45 €/ora |
| Pompa di calore in riscaldamento | 800-2.000 W, secondo macchina e clima | 1-3 kWh/ora in condizioni variabili | 0,30-0,90 €/ora |
| Stufetta elettrica | 1.000-2.000 W | 1-2 kWh/ora | 0,30-0,60 €/ora |
| Scaldabagno elettrico | 1.200-2.000 W | 3-6 kWh/giorno, secondo uso | 0,90-1,80 €/giorno |
| Deumidificatore | 200-500 W | 0,2-0,5 kWh/ora | 0,06-0,15 €/ora |
Climatizzazione e riscaldamento elettrico possono diventare le voci più pesanti quando l’uso è quotidiano. La differenza non la fa solo la macchina. Contano esposizione dell’abitazione, isolamento, dimensione degli ambienti, pulizia dei filtri e temperatura impostata.
Le pompe di calore efficienti offrono rendimenti migliori rispetto alle resistenze elettriche pure, ma il risultato dipende dalle condizioni di lavoro. In una casa con impianti elettrici aggiornati e carichi ben distribuiti, una fornitura luce adeguata può rendere più stabile l’uso simultaneo di climatizzatore, cucina e altri elettrodomestici; le informazioni sulle forniture domestiche come Power Nuova Luce vanno valutate partendo dai consumi reali dell’abitazione.
| Dispositivo | Potenza indicativa | Consumo medio | Costo stimato a 0,30 €/kWh |
|---|---|---|---|
| TV LED | 50-150 W | 0,05-0,15 kWh/ora | 0,015-0,045 €/ora |
| Computer fisso | 100-400 W | 0,1-0,4 kWh/ora | 0,03-0,12 €/ora |
| Notebook | 30-90 W | 0,03-0,09 kWh/ora | 0,009-0,027 €/ora |
| Console da gioco | 70-220 W | 0,07-0,22 kWh/ora | 0,021-0,066 €/ora |
| Lampadina LED | 5-15 W | 0,005-0,015 kWh/ora | 0,0015-0,0045 €/ora |
| Router internet | 8-15 W | 70-130 kWh/anno se sempre acceso | 21-39 €/anno |
Illuminazione ed elettronica hanno consumi unitari spesso contenuti, ma alcune apparecchiature restano accese molte ore. Router, decoder, sistemi audio, monitor e caricabatterie incidono poco singolarmente. Sommando molti piccoli assorbimenti, però, si ottiene una quota non trascurabile.
Il passaggio alle lampadine LED ha ridotto molto il peso dell’illuminazione rispetto alle vecchie lampade alogene o a incandescenza. Il risparmio è più evidente negli ambienti in cui la luce resta accesa a lungo: cucina, soggiorno, corridoi, locali di lavoro domestico.
La classifica degli elettrodomestici più energivori cambia in base al criterio usato. Se si guarda alla potenza istantanea, phon, forno, ferro da stiro, piano a induzione e stufetta elettrica sono tra i più impegnativi. Se si considera il consumo annuale, salgono in classifica frigorifero, congelatore, climatizzatore, asciugatrice e scaldabagno elettrico.
Per questo una valutazione corretta deve combinare potenza e tempo. Un phon da 2.000 W acceso dieci minuti consuma circa 0,33 kWh. Un frigorifero moderno assorbe molto meno in ogni istante, ma funziona 24 ore al giorno, tutti i giorni.
In molte abitazioni i consumi annuali più importanti derivano da apparecchi che lavorano spesso o in modo continuo. Lo scaldabagno elettrico, se presente, può incidere molto perché deve mantenere e produrre acqua calda sanitaria. Anche un climatizzatore usato ogni giorno per molte ore nei mesi estivi può spostare sensibilmente il totale.
L’asciugatrice diventa rilevante con un uso frequente. Una famiglia che effettua quattro cicli a settimana può superare facilmente diverse centinaia di kWh all’anno, soprattutto con modelli non a pompa di calore. Frigorifero e congelatore non vanno trascurati: sono sempre attivi e il loro consumo si distribuisce lungo tutto l’anno.
Una classifica indicativa, per consumo annuo potenziale, può essere questa:
Lo standby è il consumo degli apparecchi apparentemente spenti ma ancora alimentati. Televisori, console, decoder, stampanti, sistemi audio, microonde con display e caricabatterie lasciati inseriti possono continuare ad assorbire energia.
Il singolo consumo è basso, spesso nell’ordine di pochi watt. Il problema nasce dalla durata. Un assorbimento continuo di 5 W per tutto l’anno equivale a circa 43,8 kWh. A 0,30 €/kWh sono poco più di 13 euro annui. Se gli apparecchi in standby sono molti, la cifra cresce.
Non tutti i dispositivi vanno scollegati. Router, sistemi di allarme, apparecchi medicali e dispositivi domotici possono dover restare attivi. Ha però senso intervenire sui carichi non necessari, usando ciabatte con interruttore o prese smart programmate.
Il calcolo del consumo è semplice quando si conoscono potenza e tempo di utilizzo. Diventa più delicato per gli apparecchi che modulano l’assorbimento, come frigoriferi, condizionatori inverter e pompe di calore. In questi casi il dato migliore è quello misurato, oppure il consumo annuo dichiarato sull’etichetta energetica.
La formula di base è:
Consumo in kWh = potenza in watt × ore di utilizzo ÷ 1.000
Se la potenza è già espressa in kW, la formula diventa ancora più immediata:
Consumo in kWh = potenza in kW × ore di utilizzo
Per trasformare il consumo in costo:
Costo in euro = kWh consumati × prezzo al kWh
Il prezzo al kWh deve essere quello effettivo della propria fornitura, o un valore medio scelto per fare una stima. Usare sempre lo stesso prezzo indicativo permette di confrontare gli apparecchi tra loro, ma non sostituisce il calcolo puntuale sulla bolletta.
Prendiamo un forno elettrico da 2.000 W utilizzato per 45 minuti. Prima convertiamo i minuti in ore: 45 minuti sono 0,75 ore. Poi applichiamo la formula:
2.000 W × 0,75 h ÷ 1.000 = 1,5 kWh
Con un prezzo indicativo di 0,30 €/kWh, il costo sarà:
1,5 kWh × 0,30 €/kWh = 0,45 euro
Questo è un calcolo teorico. In pratica il forno non assorbe sempre 2.000 W per tutta la cottura. Dopo aver raggiunto la temperatura, la resistenza si accende e si spegne. Per una stima prudente il metodo resta valido; per una misurazione precisa serve un wattmetro o un dato certificato del produttore.
Lo stesso criterio vale per una lavatrice. Se un ciclo consuma 0,8 kWh e viene eseguito 5 volte alla settimana, il consumo annuo stimato è 0,8 × 5 × 52 = 208 kWh. A 0,30 €/kWh corrisponde a circa 62 euro all’anno.
La potenza elettrica è rilevante per due motivi. Il primo è il consumo, perché un apparecchio potente può assorbire molti kWh se resta acceso a lungo. Il secondo è la gestione del contatore. In Italia molte abitazioni hanno una potenza impegnata domestica di 3 kW, anche se esistono contratti con potenze superiori.
Quando più apparecchi ad alta potenza funzionano contemporaneamente, il contatore può interrompere l’alimentazione. Succede, per esempio, se si usano insieme forno, lavatrice in fase di riscaldamento, ferro da stiro e climatizzatore.
La potenza assorbita è quella richiesta da un apparecchio durante il funzionamento. Può essere costante, come in una stufetta elettrica, oppure variabile, come in un climatizzatore inverter. La potenza impegnata è invece il livello previsto nel contratto di fornitura.
Un piano a induzione può avere una potenza massima elevata, ma molti modelli permettono di impostare un limite. Questa funzione è utile nelle case con contatore da 3 kW, perché riduce il rischio di distacchi. Anche lavatrice e lavastoviglie assorbono di più quando scaldano l’acqua, mentre durante altre fasi il consumo istantaneo è minore.
Leggere le targhette tecniche degli elettrodomestici aiuta a capire il comportamento dell’impianto. Di solito sono riportati potenza nominale, tensione e talvolta consumo per ciclo. Nei manuali dei prodotti più recenti si trovano anche dati legati ai programmi eco.
I picchi di consumo non incidono sempre in modo proporzionale sulla spesa, ma incidono sulla continuità del servizio. Il caso tipico è la cucina elettrica. Un piano a induzione usato con più zone alla massima potenza può assorbire più della potenza disponibile in molte abitazioni, anche se per pochi minuti.
Una gestione più ordinata evita problemi. Avviare lavatrice e lavastoviglie in momenti diversi, non usare il ferro da stiro mentre il forno è in preriscaldamento e programmare gli apparecchi nelle fasce più adatte può fare la differenza. Nelle case con molti dispositivi elettrici, il controllo dei carichi è spesso più efficace di interventi improvvisati sui singoli consumi.
Le fasce orarie servono a distinguere il costo dell’energia in base al momento in cui viene consumata. Non tutte le offerte applicano differenze significative tra una fascia e l’altra. Alcune tariffe sono monorarie, altre biorarie o multiorarie. Per capire quale impostazione conviene, bisogna osservare quando si concentrano i consumi domestici.
Una famiglia che usa lavatrice, lavastoviglie e asciugatrice soprattutto la sera o nel fine settimana può trarre vantaggio da una tariffa con prezzi più bassi nelle fasce non di punta. Chi lavora da casa e consuma molto durante il giorno potrebbe invece avere un profilo diverso.
Le fasce elettriche principali sono tre:
Gli orari possono essere presentati in bolletta con aggregazioni diverse, ad esempio F23 quando F2 e F3 vengono conteggiate insieme. È importante verificare sempre la struttura della propria offerta, perché il vantaggio economico dipende dal prezzo applicato nelle singole fasce.
In molte offerte biorarie o multiorarie, le ore serali, notturne, il sabato e la domenica sono più convenienti rispetto alle ore lavorative dei giorni feriali. Questo non significa che convenga spostare qualunque consumo. Alcuni apparecchi, come frigorifero e router, funzionano comunque in modo continuo.
Ha più senso intervenire sui carichi programmabili: lavatrice, lavastoviglie, asciugatrice, ricarica di dispositivi o piccoli accumuli domestici. La programmazione va però gestita con attenzione. Avviare elettrodomestici rumorosi di notte può creare disagi, e alcuni apparecchi non dovrebbero funzionare senza supervisione se vecchi o non in buono stato.
La regola pratica è semplice: spostare i consumi importanti quando il contratto lo rende conveniente, senza sacrificare sicurezza e comfort. In caso di dubbi sui dati presenti in bolletta o sulla distribuzione dei consumi, gli sportelli territoriali di SMG Energy nell’area a nord ovest di Milano possono offrire assistenza nella lettura delle informazioni contrattuali e dei consumi registrati.
Le classi energetiche aiutano a confrontare prodotti simili. Dal 2021 molte etichette europee sono tornate a una scala più semplice, da A a G, eliminando progressivamente le vecchie classi A+, A++ e A+++. Il passaggio è stato pensato per rendere più chiaro il confronto e lasciare spazio a prodotti ancora più efficienti.
Non tutti gli apparecchi sono stati riclassificati nello stesso momento. Per questo può capitare di trovare etichette diverse a seconda della categoria. Il dato da guardare con maggiore attenzione resta il consumo espresso in kWh, riferito a un numero standard di cicli, a 100 cicli o a un consumo annuo.
L’etichetta energetica contiene più informazioni della sola classe. Di solito riporta il consumo, la capacità, il rumore, la durata dei programmi e altri dati specifici della categoria. Per lavatrici e lavastoviglie, ad esempio, il consumo può essere indicato per 100 cicli. Per frigoriferi e congelatori viene indicato il consumo annuo stimato.
Il confronto corretto si fa tra apparecchi della stessa tipologia e dimensione simile. Un frigorifero molto grande può consumare più di uno piccolo anche se ha una classe migliore. Questo non significa che sia meno efficiente in assoluto; significa che offre maggiore volume e quindi richiede più energia complessiva.
Il QR code presente sulle nuove etichette consente di accedere alle informazioni registrate nella banca dati europea dei prodotti. È un elemento utile quando si vuole verificare il dato tecnico prima dell’acquisto.
La classe energetica può incidere molto quando l’elettrodomestico viene usato spesso o resta sempre acceso. La differenza tra due frigoriferi di classe diversa si accumula giorno dopo giorno. Lo stesso vale per asciugatrici, lavastoviglie e lavatrici in case con molti cicli settimanali.
Il risparmio va però valutato sul ciclo di vita del prodotto. Sostituire un apparecchio ancora efficiente solo per guadagnare una classe può non essere sempre conveniente. Diventa più sensato quando l’elettrodomestico è vecchio, consuma molto, richiede riparazioni frequenti o non risponde più alle esigenze della casa.
La classe non corregge abitudini inefficienti. Una lavatrice eccellente usata sempre a mezzo carico e ad alta temperatura consumerà più del necessario. L’etichetta è una base di partenza, non una garanzia automatica di spesa ridotta.
Ridurre i consumi non significa rinunciare agli elettrodomestici. Significa usarli con maggiore consapevolezza, misurare dove possibile e intervenire prima sui comportamenti che hanno più peso. In genere i risultati migliori arrivano da tre azioni: controllare i dati del contatore, misurare gli apparecchi più sospetti e correggere le abitudini ripetute ogni giorno.
Il contatore elettronico permette di visualizzare i consumi e, in molti casi, la ripartizione per fasce. Una lettura periodica aiuta a capire se il profilo della casa è stabile o se ci sono aumenti anomali. Annotare i kWh a distanza di una settimana, mantenendo abitudini simili, offre una prima fotografia utile.
Il controllo diventa ancora più interessante quando si prova a isolare un consumo. Ad esempio, si può monitorare una settimana con asciugatrice usata spesso e una settimana senza, oppure confrontare i mesi estivi con e senza climatizzatore. Non è un metodo da laboratorio, ma aiuta a individuare le voci più pesanti.
La lettura del contatore va poi confrontata con i dati fatturati. Autoletture, consumi stimati e consumi rilevati non sono la stessa cosa. Capire questa differenza evita interpretazioni errate quando una bolletta risulta più alta del previsto.
Le prese smart con misurazione e i wattmetri da presa sono strumenti semplici per misurare il consumo di singoli apparecchi. Si collegano tra la presa e l’elettrodomestico e registrano potenza istantanea, kWh consumati e, in alcuni modelli, il costo stimato.
Sono particolarmente utili per frigoriferi, congelatori, postazioni di lavoro, TV, console, deumidificatori e piccoli apparecchi sempre collegati. Per dispositivi ad alta potenza bisogna scegliere strumenti adatti al carico previsto e rispettare le indicazioni del produttore. Non tutti i misuratori economici sono idonei per carichi elevati o prolungati.
Misurare per poche ore non basta sempre. Un frigorifero, per esempio, alterna fasi di lavoro e pausa. È meglio lasciarlo sotto controllo per almeno 24-48 ore, così da ottenere un dato più realistico. Per apparecchi usati a ciclo, come lavatrice e lavastoviglie, conviene misurare più programmi.
Alcune abitudini hanno un impatto concreto perché si ripetono molte volte durante l’anno. Usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico, scegliere programmi eco quando adatti, ridurre le temperature di lavaggio e pulire i filtri dell’asciugatrice sono interventi semplici.
Per il freddo e il caldo domestico, la regolazione della temperatura è decisiva. Un condizionatore impostato su valori ragionevoli consuma meno e lavora meglio. Filtri puliti, finestre chiuse, tapparelle gestite nelle ore calde e manutenzione regolare riducono il carico sulla macchina.
In cucina, coperchi sulle pentole, uso corretto del forno e scelta dell’apparecchio più adatto evitano sprechi. Per scaldare piccole quantità, il microonde può essere più efficiente del forno tradizionale. Per cotture lunghe, evitare aperture continue dello sportello riduce dispersioni di calore.
Anche lo standby può essere gestito senza complicazioni. Una ciabatta con interruttore per TV, console e sistemi audio permette di spegnere più dispositivi insieme. Le prese smart, se ben programmate, eliminano consumi inutili nelle ore in cui un apparecchio non serve.
Le risposte seguenti raccolgono i dubbi più comuni sui consumi elettrici domestici. Per questioni operative legate a contratti, pratiche o assistenza, la sezione FAQ di SMG Energy offre indicazioni sui principali servizi disponibili.
Le fasce orarie sono F1, F2 e F3. La F1 copre di norma le ore diurne dei giorni feriali, dal lunedì al venerdì, circa dalle 8:00 alle 19:00. La F2 riguarda le ore intermedie dei giorni feriali e il sabato durante il giorno. La F3 comprende le ore notturne, le domeniche e le festività. In alcune bollette F2 e F3 possono essere aggregate nella fascia F23.
In molte case i tre elettrodomestici più energivori sono scaldabagno elettrico, climatizzatore o pompa di calore e asciugatrice. La classifica può cambiare se questi apparecchi non sono presenti o vengono usati poco. Frigorifero e congelatore possono comunque pesare molto sul totale annuo perché restano in funzione tutto l’anno.
Il consumo giornaliero dipende da numero di persone, dimensione della casa, presenza di cucina elettrica, climatizzazione, scaldabagno elettrico e abitudini. Una famiglia può consumare pochi kWh al giorno in una casa con gas per cucina e acqua calda, oppure superare facilmente 10-15 kWh nei periodi di uso intenso di climatizzatore, pompa di calore o asciugatrice. Il dato più utile è la media ricavata dalla propria bolletta annuale, divisa per 365 giorni.
Nelle offerte biorarie o multiorarie, la fascia spesso più conveniente è la F3, cioè notte, domeniche e festivi. Anche la F2 può avere un costo inferiore alla F1. Il risparmio effettivo dipende però dal contratto sottoscritto: alcune offerte hanno prezzi molto simili tra fasce, altre applicano differenze più marcate.
Prima si calcola il consumo in kWh moltiplicando la potenza in kW per le ore di utilizzo. Poi si moltiplicano i kWh per il prezzo dell’energia. Ad esempio, un apparecchio da 1,5 kW acceso per 2 ore consuma 3 kWh. Con un prezzo di 0,30 €/kWh, il costo stimato è 0,90 euro.
Una tabella dei consumi è davvero utile quando viene usata come punto di partenza, non come valore assoluto. Il modo più affidabile per capire dove intervenire è incrociare potenza degli apparecchi, tempi di utilizzo, dati del contatore e costo effettivo in bolletta. Da lì diventa più semplice distinguere i consumi inevitabili dagli sprechi correggibili.